happy kids pCostruire un nuovo spazio a protezione dell’infanzia: una piccola “Tenda di Pace” dedicata ad un nuovo asilo nido nel campo

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Il campo profughi di Shatila è un campo angusto, circa 1 km quadrato, in cui vivono più di 20.000 palestinesi. Con l’arrivo dei rifugiati siriani la sua popolazione quasi è raddoppiato. Le fragili strutture educative, già largamente insufficienti, sono messi in dura prova. La stragrande maggioranza (91%) delle famiglie provenienti da Siria vive con mancanza di cibo o denaro necessario per acquistarlo.
In questo contesto, la protezione dell’infanzia risulta prioritaria. Il nostro piccolo progetto mira a fornire un nuovo spazio a protezione dell’infanzia: una piccola “Tenda di Pace” dedicata ad un nuovo asilo nido nel campo. Uno spazio protetto per i bambini di età tra 3 e 6 anni dove essi possono ricevere attenzione, sostegno e cura indispensabili. In questo modo si vogliono sostenere i genitori, principalmente le madri, impegnate nella lotta quotidiana per soddisfare i bisogni primari della famiglia.
L’area adiacente al campo, il quartiere più povero della città, è popolata maggiormente da Siriani, Curdi, iracheni, Bengalesi e altri lavoratori stranieri con le loro famiglie.
La comunità palestinese è obbligata a lottare quotidianamente per i suoi diritti fondamentali e per la sopravvivenza sociale ed economica. Infinite controversie interne ed internazionali sul diritto di ritorno dei rifugiati, il sovraffollamento, la discriminazione sociale e politica, l'estrema povertà e la disoccupazione, i conflitti giornalieri a bassa intensità e la mancanza di strutture educative e sociali, contribuiscono a favorire atteggiamenti violenti all'interno della comunità. I diritti dei bambini sono realmente emarginati.
Indipendentemente dalla loro formazione o competenza, i Profughi palestinesi affrontano la discriminazione nel mercato del lavoro (causato dalle leggi del paese ospitante, Libano). Il tasso di disoccupazione nei campi profughi è stimato al 56% (80% disoccupazione giovanile). Due su tre rifugiati palestinesi sopravvivono con meno di 6 dollari al giorno. Il quaranta per cento dei rifugiati lavoratori nei campi rappresenta il gruppo nazionale a più basso reddito in Libano. La maggior parte dei rifugiati che ha la fortuna di lavorare finisce in posti di lavoro umili nei settori edilizia, elettrico, servizi igienico-sanitari, agricoli e tessili.
I palestinesi non possono accedere al sistema scolastico pubblico in Libano. L’UNRWA, Agenzia dell’ONU per il Soccorso e l’Occupazione dei profughi palestinesi, è l’unico ente che si occupa degli studi dei profughi palestinesi.
L’estrema e perpetua difficoltà quotidiana e la carenza di strutture idonee ha causato un tasso di analfabetismo elevato: il 15% dei maschi adulti ed il 23% delle donne adulte è analfabeta; il 50.1% è riuscito a concludere gli studi elementari e il 38.5% le medie e solo 2.3% ha concluso le scuole secondarie . Il 50% dei giovani ha abbandonato la scuola al 16/mo anno di età.

Emergenza nell’emergenza: Crisi siriana e l’arrivo dei profughi dalla Siria
L’arrivo dei Palestinesi Provenienti dalla Siria (PPS) è cominciato poco dopo l'inizio della crisi siriana, marzo 2011. Il loro numero è drammaticamente aumentato nella seconda metà del 2012. Più della metà dei PPS che attualmente risiedono in Libano è entrata nel paese nel 2013.
Oltre 53.070 Palestinesi Provenienti dalla Siria (PPS) hanno trovato rifugio in Libano , il 18.09% di essi risiedono nei campi profughi in Beirut. L’arrivo delle famiglie PPS ha creato una forte difficoltà in tutti i campi profughi palestinesi già in palese disagio strutturale, economico e sociale. Il campo di Shatila, essendo a Beirut, ha visto quasi raddoppiare la sua popolazione.
Per dare l’idea del dramma in corso riportiamo alcuni dati statistici elaborati da uno studio, pubblicato nel 2015 , condotto dall’ Università Americana di Beirut su richiesta dell’UNRWA.
Nel 21.65% delle famiglie è presente solo un adulto, di cui la metà sono donne. Il 50% di queste ultime sono tra i venti e i trent’anni di cui il 40% sposate (ciò indica che il loro coniuge o è rimasto in Siria o vive altrove).
Una grande percentuale di PPS sono bambini al di sotto dei 15 anni, evidenziando la presenza di un elevato rapporto di dipendenza; un terzo delle famiglie PPS sono dirette da sole donne.
A Beirut le famiglie PPS vivono principalmente in una casa / appartamento o una stanza separata e una piccola frazione in una fabbrica, magazzino, garage, o negozio. Il 60% delle famiglie PPS vive insieme ad altre famiglie nella stessa casa. Di media il numero di persone che vivono in una casa è 7.28. L’ 81.69% delle famiglie paga affitto per la casa, il 10.43% è ospitato presso altre famiglie già residenti in Libano e il 6.44% nelle case assistite. Solo il 15.73% delle famiglie, con il capo famiglia donna, sono ospitate gratuitamente presso altre famiglie palestinesi. Molte delle famiglie PPS vivono in condizioni estremamente affollate cioè in uno spazio vitale inferiore a 3,5 m2 per individuo, lo spazio standard minimo richiesto per una vita sana.
I PPS hanno pochissima opportunità di lavoro per affrontare l’elevato costo del loro fabbisogno quotidiano (casa, cibo). Ciò ha portato la maggior parte delle famiglie ad indebitarsi e/o diventare fortemente dipendenti dall’assistenza dell'UNRWA. Infatti il 70.67% delle famiglie PPS non hanno nessun membro che abbia un lavoro. L’ 89.37% di coloro che lavorano sono impegnati in lavori saltuari: solo l’8% è in possesso di un lavoro permanente. La situazione è ancora più drammatica tra le famiglie in cui il capo famiglia è una donna. Infatti l’80% di esse non hanno nessun membro lavoratore.
La stragrande maggioranza (91%) delle famiglie PPS in Libano vive con mancanza di cibo o denaro necessario per acquistarlo. È sorprendente che 91.25% delle famiglie PPS, che fanno affidamento su assistenza all'UNRWA come principale fonte di reddito, viva senza sufficiente cibo o denaro necessario per acquistarlo
Complessivamente, il 57.64% di ragazzi tra i 6 e 18 anni sono attualmente iscritti a scuola. Le ragazze sono più avvantaggiate rispetto ai ragazzi quando si tratta di iscrizioni a scuola. La maggior parte dei ragazzi tra 6 e 18 anni che sono iscritti (87.45%) frequenta scuole dell'UNRWA. Il resto frequentano scuole pubbliche (9,39%) o (3,10%) scuole private.
Il 42,36% dei ragazzi non sono attualmente a scuola, la ragione principale per la non-iscrizione è la guerra e l'emigrazione per più della metà (56,52%); l'insuccesso scolastico (17,45%); ragioni legate alla povertà (13,65%), ragioni di accessibilità legate alla scuola (6,38%), altri motivi (6%), come la malattia ecc.

In questo contesto, la protezione dell’infanzia risulta prioritaria. Il progetto mira a fornire un nuovo spazio a protezione dell’infanzia: una piccola “Tenda di Pace” dedicata ad un nuovo asilo nido nel campo. Uno spazio protetto per i bambini di età tra 3 e 6 anni dove essi possono ricevere attenzione, sostegno e cura indispensabili. In questo modo si vogliono sostenere i genitori, principalmente le madri, impegnate nella lotta quotidiana per soddisfare i bisogni primari della famiglia.

 

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