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PRIMA DEL VERTICE DELL’INIZIATIVA IGMANA A SARAJEVO

28 maggio 2010 - Dopo le guerre, l’intero decennio con tensioni di guerra tra i paesi sorti sul terreno dell’ex Jugoslavia, gli ultimi mesi risvegliano la speranza che si apra un nuovo capitolo nella stabilizzazione dei rapporti nei Balcani occidentali. Tale direzione è stata tracciata alle riunioni del presidente croato Ivo Josipović e il presidente serbo Boris Tadić, e anche all’incontro di Boris Tadić e rappresentante alla Presidenza della Bosnia ed Erzegovina, Haris Silajdžić a Istanbul. Al decimo anno della fondazione di “Iniziativa igmana“, l’organizzazione regionale non governativa che opera nel ripristino dei rapporti strappati dalla guerra con i paesi formati sul terreno dell’ex Jugoslavia, a Sarajevo il 29 maggio, si riuniranno i capi dei paesi di quattro paesi – Serbia, Croazia, Montenegro e Bosnia ed Erzegovina. Aleksandar Popov, il coordinatore de “Iniziativa igmana“ per la Serbia e il direttore del Centro per la regionalizzazione da Novi Sad, all’intervista per la Radio di Serbia, parla della fondazione e dei piani di quest’organizzazione regionale. Servizio a cura di Dušica Maticki.

Tutti i capi dei paesi della regione hanno confermato la presenza a Sarajevo, ha affermato Popov. Egli ha dichiarato che Bruxelles incoraggia il processo di cooperazione regionale nei Balcani occidentali, e che sembra che tutte loro hanno finalmente capito che non possono contare di entrare nell’UE se non sviluppano relazioni di buon vicinato. L’Iniziativa igmana ha diretto tutta la sua missione al ripristino dei collegamenti spezzati nei Balcani, ha detto Popov e ha aggiunto che la cosa più difficile è rinnovare i rapporti tra la gente e superare le barriere psicologiche che esistono nelle loro teste. Il coordinatore dell’Iniziati igmana ha puntualizzato sull’importanza dell’effetto sulla stabilizzazione dei paesi dei Balcani occidentali e la potenzialità degli incontri in cui si parlerebbe di questioni aperte e soluzioni. Il nostro interlocutore ha valutato che la cooperazione nei Balcani occidentali, negli ultimi 10 anni, aveva percorsi alti e bassi. Dopo la fase iniziale della normalizzazione dei rapporti, durante l’inizio del primo decennio di questo millennio, che è durato 5-6 anni e che aveva un andamento positivo, è seguito un periodo di congelamento con cui hanno contribuitole questioni interne di Sarajevo e Banja Luka ed il rapporto di Belgrado e Zagabria verso questi centri, come anche il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo e Metochia da parte di alcuni paesi nei Balcani, ha detto Popov. Popov ha ricordato che l’Iniziativa igmana è stata fondata alla conferenza trilaterale a Zagabria, nel novembre del 2000, e che raggruppa più di 100 organizzazioni non governative dalla regione che si impegnano nella normalizzazione dei rapporti dei paesi che hanno firmato l’Accordo di Dayton.
L’iniziativa ha preso il nome in ricordo dell’autunno 1995, quando un gruppo di 38 intellettuali e attivisti contro la guerra dalla Serbia e dal Montenegro, dopo 48 ore di viaggio tra l’Ungheria e la Croazia e le montagne di Igman attraverso un tunnel improvvisato, entrato a Sarajevo, che era sotto assedio dell’Esercito della Repubblica Srpska. I paesi dei Balcani occidentali hanno perso molto tempo prezioso nel blocco della cooperazione regionale, ha detto Popov, specificando che questi incontri ad alto livello hanno annunciato una cooperazione migliore. A questi nuovi venti che iniziano a soffiare sul Balcani, contribuirà anche l’incontro giubilare del 29 maggio a Sarajevo ed è in piano una dichiarazione da parte di tutti i partecipanti. A Sarajevo, tre giorni dopo si terrà il primo vertice Unione Europea – Balcani Occidentali tra i capi della diplomazia, che dovrebbe confermare ed accellerare la prospettiva europea dei paesi della regione, ha valutato per la nostra radio Aleksandar Popov.

 

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